Gran Premio Firenze, una lunga rassegna di campioni

E' passato molto tempo dal 24 Maggio 1939. Era mercoledì, ma era giorno di festa perché, a quei tempi e a quella data, si festeggiava l'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale, avvenuta 24 anni prima, appunto il 24 maggio del 1915. Purtroppo, però, l'Europa era nuovamente agitata e si paventava un nuovo conflitto, ma, in quella lontana primavera del '39, le "palle", come si dice, erano ancora "ferme". E la gente, tutto sommato, tranquilla. E così, in quel giorno di festa, l'ippodromo delle Mulina, che proprio in quell'anno aveva ripreso in pieno l'attività, era pieno in ogni ordine di posti.

Le signore, eleganti e tutte con il cappellino, i ragazzini vestiti alla marinara, i signori rigorosamente con giacca e cravatta. E tutta questa gente, composta ed educata, si lasciò andare e si entusiasmò quando, guidato da Marcello Baldi, Finarium Great si impose nel Premio Firenze davanti a Fontebella e Monfalcone, in quella che fu la prima edizione di questa classica fiorentina che nacque come confronto per 4 anni ed oltre sulla media distanza. Finarium Great era di proprietà di Gian Antonio Pogliani, un proprietario importante a quei tempi, e che vedrà trionfare nuovamente i propri colori – giacca bianca, croce e berretto blù – anche nell'edizione 1940, con Pozzuolo, guidato da Orlando Zamboni, e nel 1941 con Campogrosso guidato da Benvenuto Baldi.

Dal 1941 cambiò, però, la proposizione della corsa che venne riservata ai 3 e 4 anni con questi ultimi, i così detti "cadetti", chiamati a rendere una penalità ai più giovani colleghi. E questa formula rimarrà valida fino al 1959, poi dal 1960 il Firenze verrà riservato ai soli 4 anni sulla media distanza ed entrerà a far parte delle classiche importanti per i 4 anni insieme all'Europa, al Triossi ed al Continentale. E con queste caratteristiche il Firenze è arrivato fino ai nostri giorni con la sola variante della distanza che, nella seconda metà degli anni '80, è passata dal doppio chilometro al miglio, scelta, a nostro avviso, quanto mai discutibile.

Quindi, domenica prossima, siamo alla 65° edizione di questa corsa fiorentina che, però, in realtà, ha compiuto i 67 anni, ma per 3 anni non fu disputata e precisamente nel 1944, per il passaggio della guerra, nel 1945, per l'occupazione degli ippodromi fiorentini da parte della forze armate anglo-americane, poi, nel 1946 gli impianti del Visarno e delle Mulina furono restituiti ai legittimi gestori, ma l'attività in pieno fu ripresa solo nell'autunno di quell'anno.

Si riprese, così, con il Firenze, nel 1947 e sul palo passò vittoriosa Jonia della Scuderia Castelverde, guidata da Reno Miseroni, e da allora, fortunatamente, questo magnifico appuntamento non si è più interrotto ed il Firenze ha assolto in pieno la sua funzione di battezzare o confermare campioni, sia uomini che cavalli. Lo "scudetto" dei driver, spetta ad William Casoli davanti a Sergio Brighenti. Il "Professore" si è imposto in questa corsa fiorentina ben sette volte: primo successo nel 1952 con Unico, poi con Crevalcore nel 1957, con Erro nel 1959, con Alfredo nel 1962, con Navazzo nel 1965, con Ortense nel 1966 e con Qurago nel 1968. Il "Pilota" ha fatto centro sei volte: nel 1951 con Casoli, nel 1953 con Empire, nel 1955 con Assisi, nel 1969 con Sion, nel 1972 con Freddy e nel 1983 con Blim. Al terzo posto, in fotografia, ci sono ben 10 driver, e che driver, con due vittorie ciascuno. Li riportiamo in rigoroso ordine alfabetico: Giancarlo Baldi con Champ Fc nel 1983 e Dolby Deimar nel 2004; Marcello Baldi con Finarium Great nel 1939 e Darsena nel 1942; Vivaldo Baldi con Mincio nel 1963 ed Eliano nel 1986; Mauro Baroncini con Sofocle Egral nel 1996 ed Andrea di Jesolo nel 2001; Gianfranco Bongiovanni con Parioli nel 1967 e Basile nel 1976; Ugo Bottoni con Bayard nel 1950 e Italo nel 1961; Alfredo Cicognani con Capriccio nel 1956 e Revillon nel 1975; Siviero Milani con Ghenderò nel 1981 ed Argo Ve nel 1982; Arnaldo Pollini nel 1998 con Uxer Lb, detentore in 1.13.2 del record della corsa, e nel 2003 con Cherokee Chief; Pino Rossi con Gibson nel 1978 e con Iduard nel 1989.

Fra i proprietari che anno vinto più volte il Firenze la palma spetta a Paolo Orsi Mangelli con ben dieci vittorie: Loreto nel 1943, portato alla vittoria dall'allora giovane Orsino Orsi Mangelli, Alfiere nel 1954, Crevalcore nel 1957, Erro nel 1959, Alfredo nel 1962, Navazzo nel 1965, Ortense nel 1966, Parioli nel 1967, Qurago nel 1968 e Basile nel 1976. Di tutti questi cavalli vincitori del Firenze, Paolo Orsi Mangelli, fatta eccezione per Alfredo, fu anche allevatore. E solo come allevatore, lo stesso Orsi Mangelli si impose anche con Unico nel 1952 e con Lancaster Om nel 1990.

Ma oltre a questi nomi importantissimi, il Firenze vanta nel suo Albo D'Oro alcuni soggetti che sono stati alla base del nostro trotto nel secondo dopoguerra, non importa se vinsero o no il Firenze. E allora non possiamo dimenticare Danao, battuto da Campogrosso nel 1941, Mistero, primo indigeno a vincere l'Amerique nel 1948, ma preceduto nel Firenze da Loreto e Olga, o il grande Nievo, uno dei pochi indigeni impostisi nel Nazione e vincitore di un Lotteria, due volte terzo, preceduto nel 1958 da Alki e Diaspro, e nel 1959 da Erro e Ledro, o il grandissimo Top Hanover, costretto al terzo da Freddy e Seminole, e su, su fino a Varenne che vincendo il Firenze del 1999 chiuse in bellezza l'elenco dei vincitori del secolo scorso di questa classica fiorentina che, con la riduzione della distanza, ha perso qualcosa del suo ruolo originale, ma non certo il carisma. Ed è per questo che guardiamo con fiducia all'odierna edizione, la 65a, di questa classica fiorentina che cade in un periodo di grande ripresa del trotto nel capoluogo toscano. Ma prima di concludere queste brevi righe sull'appuntamento di domenica 12 febbraio 2006 alle Mulina, abbiamo ritenuto opportuno ascoltare le impressioni di William Casoli, uno dei più grandi preparatori e guidatori di tutti i tempi, che, oltre a detenere il primato delle vittorie nel Firenze. ha sempre avuto un grande feeling con la Toscana.

Venire a Firenze per me - attacca William - era sempre un grande piacere, ma anche un grande impegno perché i fiorentini sono sempre stati molto competenti e grandi osservatori. Insomma, se avevi il ruolo di favorito non dovevi deludere gli appassionati e io devo dire che ho cercato sempre di fare il meglio e ci sono riuscito. Infatti, con Firenze, ho sempre avuto un rapporto ottimo, insomma, mi sentivo come a casa mia

Qualche ricordo del Firenze?

Se ho vinto per sette volte il Firenze – prosegue il Professore – i ricordi non possono essere che belli. Il Firenze fu l'occasione per una delle prime vittorie importanti di Crevalcore che poi, proprio in quel 1957, a novembre, avrebbe vinto il Nazioni confermando, così, la sua statura di grande campione. E la vittoria di Erro nel 1959 fu l'ultima da scapolo, perché pochi giorni dopo mi sposai. Avevo 35 anni. Un ragazzo! Ma comunque tutte quelle vittorie, da Unico nel 1952 a Qurago nel 1968, sono tutte piene di bei ricordi anche perché inserite in un periodo, gli anni 50-60, che furono anni indimenticabili per il nostro trotto. C'era uno spirito sportivo, c'era una sana rivalità anche fra noi guidatori che la gente avvertiva e ne era partecipe. A proposito di questo, mi ricordo un episodio che ancora oggi mi fa ridere. Una sera andai a cena con Sergio Brighenti e nel ristorante entra un mio fans. Mi osserva piuttosto sorpreso, poi mi chiama da una parte e mi domanda se io avevo fatto pace con Sergio. Io lo guardai meravigliato e gli dissi che io, con Brighenti, non avevo mai litigato. Andò via, ma poco convinto. C'era fra noi, anche con il vostro Vivaldo, tanta rivalità in pista, per cui la gente pensava che noi fossimo avversari anche nella vita, ma fuori dalla pista, invece, eravamo tutti amici. Altri tempi

Grazie, William.

No, aspetta un attimo – riprende William – voglio aggiungere ancora una cosa. Voglio dire che Firenze è indimenticabile anche per la cucina. Io e Fausto Branchini eravamo assidui da Damasco, quella trattoria che c'è vicino all'ippodromo delle Mulina. Delle bistecche eccezionali. E poi, il proprietario, tutte le volte che venivo a Firenze mi faceva sempre trovare una forma di pecorino toscano. Altri tempi, altra tavola!

Nuovamente grazie, William!


di Antonio Berti

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