Gran Premio Duomo

Dal 1947 in cui Magione stabilisce il tempo di 1.24.1 nella prima edizione del Gran Premio Duomo a quella del 2002 nella quale Intact Hornline ferma le lancette sul tempo record di 1.12.2, la corsa principale del calendario ippico del trotto fiorentino ha visto alla ribalta grossi campioni di livello internazionale che sono entrati nei cuori del pubblico fiorentino.

Il primo asso da cuori della classica fiorentina è stato Birbone, autore di un doppio consecutivo tra il 1952 e il 1953. La fama del Duomo si è consolidata nel tempo per le gesta di tanti altri fuoriclasse. Epiche sono diventate le sfide tra Tornese e Crevalcore, che "domati" da Sergio Brighenti e da Vivaldo Baldi, hanno infiammato gli anni a cavallo tra il 1950 e il '60.

Era un tiepido pomeriggio del Maggio 1958, Tornese, criniera bionda al vento, falcata ampia e leggera, passa il traguardo con largo vantaggio. Dietro si scorge la sagoma nera di Crevalcore, il bel tenebroso, bizzarro come sempre. Ha sbagliato in partenza, inseguito con rabbia e recuperato molti metri. Il tempo di 1.15.7 stabilito da Tornese nel 1958 rappresentò il record europeo su pista da mezzo miglio, superando quella che per i trottatori europei era considerato il "muro del suono", sotto la soglia fatidica dell'1.16 al chilometro. La notizia fa il giro del mondo, con quel tempo sbalorditivo Tornese ha reso famoso anche il Gran Premio Duomo. La "pista dei record", così viene definito l'anello in sabbia da 800 metri delle Mulina.

Fu un pomeriggio memorabile, la prima pagina di un bellissimo romanzo scritto dalle imprese di due campionissimi. Tornese, il Sauro Volante, e Crevalcore, il Diavolo Nero. Protagonisti di una sfida infinita, accompagnati dal talento naturale dei loro impareggiabili guidatori: a Sergio Brighenti è sufficiente un "Vai!" al momento giusto per far volare il generoso Tornese; Vivaldo Baldi è l'unico con la "mano" adatta a calmare i bollenti spiriti del caratteriale Crevalcore.

Negli anni '70 sono gli indigeni a farla da padrone. Barbablù e Carosio per i colori di Gina Biasuzzi consentono un doppio a Giancarlo Baldi (1971-1972). Il Pilota porta al successo Freddy nel '73, l'anno dopo Top Hanover vola da 1.15.9 mentre è ancora Brighenti a scrivere nel 1975 il suo nome nell'albo d'oro in sediolo a Patroclo. Gli americani Wayne Eden (1976) e The Last Hurrah (1979) sono altri due campioni che hanno impresso i loro zoccoli d'oro sulla sabbia della corsa più bella delle Mulina.

Gli anni '80 sono stati definiti quelli del "vento gelido del nord" in cui i cavalli scandinavi l'hanno fatta da padrone. Keystone Patriot, il morello che ha rappresentato l'emblema della supremazia svedese e finlandese: macchina perfetta, atleta tozzo, potente, vince tre edizioni consecutive, stabilendo nel 1984 il provvisorio record della corsa in 1.13.4. Il cavallo diviene il beniamino del pubblico che ancora oggi ricorda le sue vittorie per dispersione. Il Duomo diventa quasi una corsa proibita per gli indigeni. Solo il veloce e consistente Esotico Prad riesce a interrompere nel 1987 la supremazia dei cavalli nati all'estero, ribadita nel 1988 dalla femmina Jef's Spice, per la giubba della White Star cara a Luciano Gaucci, e dall'altro finlandese Friendly Face, trionfatore sul traguardo fiorentino nel 1989.

Altra pagina fondamentale nella storia del G.P. Duomo è rappresentato dal piccolo "bionico" Crown's Invitation. Non si capisce da dove sprigioni tanta energia, certo è che nel 1992 l'americanino stravince il Duomo e con il tempo di 1.12.4 stabilisce il record europeo su pista di mezzo miglio, guidato dal diavoletto Pippo Gubellini.

Arrivando ai tempi più recenti l'albo d'oro si è arricchito di vincitori di elevato spessore internazionale quali Toss Out, vincitore di due edizioni, Kramer Boy, Dino As e il volante Intact Hornline che è il campione in carica. Il Premio Duomo è una classica che ha visto le gesta di grandi cavalli ma anche le magie di drivers straordinari: accanto a genialoidi del Bel Paese come Vivaldo, il Pilota, Mazzarini, guidatori scandinavi come "Iceman" Stig Johansson, il finnico Korpi e lo svedese Kihlstrom. E' la tradizione di un grande evento in una città unica al mondo piacevolmente immersa nell'arte e nella cultura. Finalmente il Duomo. Ancora una volta i cavalli sono tornati a regalarci passi di trotto che nella notte di Firenze disegnano un arabesco. Le luci, i cavalli, una criniera al vento, la magia di un driver. Il fascino del Duomo, la corsa di Tornese.


di Paolo Allegri

Novembre 2017
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